Steel Roses, l’altra metà del cielo: storia del movimento calcistico femminile in Cina

Nel 1999 la Cina calcistica fu vicinissima a scrivere la storia: finale della coppa del mondo femminile a Pasadena, la sfida fra la Repubblica Popolare e gli USA si protrae fino ai calci di rigore sul risultato di 0-0 e dal dischetto, la nazionale a stelle e strisce ha la meglio, interrompendo a undici metri dal successo il percorso di crescita esponenziale delle ragazze cinesi capitanate da Sun We, autentica leggenda del calcio femminile a livello globale.
Si parla tanto della rivoluzione del calcio cinse in questi ultimi mesi, di come il sogno calcistico faccia parte del Sogno Cinese. Fra grandi investimenti e piani di riforma, la nazionale maschile cinese non ha mai ottenuto risultati soddisfacenti, a differenza delle ragazze, le quali fra enormi difficoltà e le avversioni del Ministro dello Sport, hanno scritto un pezzo di storia nel calcio asiatico, dominando la scena continentale, vincendo ben 7 manifestazioni asiatiche consecutive dal 1986 al 1999. Nonostante la flessione nel nuovo millennio la nazional nota come Steel Roses, continua ad essere fra le migliori al mondo e si appresta a riscrivere la propria storia recente alle prossimi olimpiadi di Rio.
Le Steel Roses hanno rappresentato un movimento di rivalsa per le donne cinesi, le quali ancora oggi sono costrette a fare i conti con enormi differenze sociali nei confronti degli uomini. Il reddito di quest’ultimo è superiore per il 65% e hanno l’esclusiva quasi totale sulle cariche amministrative e di governo. Di certo siamo ben lontani dai tempi antichi nella quale vigeva l’arte del piede fasciato e vigeva una profonda analfabetismo fra le femmine. Ma al contempo, i passi da fare sono notevoli, in quanto le donne cinesi sono incitate a dare la precedenza alla famiglia, e non al lavoro, con la forte incombenza e timore di essere etichettate come avanzi, se non prendono marito e procreano entro i 25 anni.
Anche in questo caso il calcio è stato un elemento di rivalsa sociale molto importante, per far emergere “L’altra metà del cielo”, in particolar modo alla fine degli anni ’70. Ripercorriamo dunque le tappe fondamentali dello sviluppo del calcio femminile cinese e della sua nazionale: le Steel Roses.
GLI INIZI: DALL’ISTITUTO DI SHANGHAI ALLA SECONDA GUERRA SINO-GIAPPONESE
Il calcio in Cina per la prima volta fu conosciuto a Hong Kong, a seguito della guerra dell’Oppio che vide vincitori gli inglesi nella seconda metà dell’800. Mercanti, soldati e missionari dopo aver conquistato la nuova colonia, giocavano a calcio per strada, così fecero i cinesi.
Di li a pochi decenni, il calcio si espanse anche nella Cina continentale, e nel 1902 si disputò la prima partita ufficiale fra le università di St. Jhons e di Nanchino.
All’epoca vi erano numerosi tumulti in Cina, dopo la caduta dell’ultimo imperatore della dinastia Ming, la Cina era un territorio estremamente frammentato, dominato dai “Signori della Guerra” e dalle forze imperialiste provenienti da occidente.
La Cina vessava in condizioni disperate e i primi tumulti si avvertirono con il movimento rivoluzionario del 4 maggio, intenzionato a contestare il governo e la cultura feudale, impregnata della rigorosa filosofia confuciana. Si trattava di un movimento di liberazione, sospinto dagli ideali dei filosofi occidentali, che la classe intellettuale cinese aveva appreso durante i suoi viaggi all’estero. In tale movimento si rivendicava anche un’emancipazione della figura femminile, considerata “inferiore” fino a quel momento nella cultura cinese.
Nel 1924, a Shanghai, nel Lingjiang Woman Physical Education Institute, l’insegnate di educazione fisica Sheng Kunnan, tradusse il regolamento del calcio e formò la prima squadra di football femminile. Non essendoci a Shanghai altri club, erano costrette a disputare le loro partite contro i maschi. Al tempo era considerata un’azione provocatoria, con la quale le donne di Shanghai tentavano di stabilire l’equità nella società, ma questo era un movimento circoscritto solamente alla metropoli. Si ha testimonianza di altre partite giocate nelle università di Xibei e Nonzhou, ma nessuna di queste ebbe lo stesso impatto sociale di Shanghai.
Il calcio femminile e maschile si interruppe bruscamente nel 1937, con la seconda guerra sino-cinese che si protrasse fino al 1945, quando la Cina cadde nuovamente nella guerra civile fra i nazionalisti del Kuomitang e il Partito Comunista di Mao. Entrambi gli schieramenti promuovevano lo sport, principalmente la ginnastica e le arti marziali, discipline che potevano essere utili in battaglia.
Il PCC, LA RIVOLUZIONE CULTURALE E LA RINASCITA A XI’AN

Il Partito Comunista Cinese salì al potere nel 1949, con i nazionalisti che si rifugiarono nell’isola di Taiwan, creando uno stato a se.
La filosofia sportiva di Mao era finalizzata alla produttività. Così il Grande Timoniere si rivolse al ministro degli esteri Zhou Enlai quando questi si lamentò degli scarsi risultati ottenuti dalla nazionale: “Non giochiamo a calcio per il risultato, bensì per rafforzare i nostri corpi e servire al meglio la Cina”.
La pratica calcistica non era incentivata, specialmente fra le donne. Solo nel Canton, nei pressi di Hong Kong, gli insegnati riuscirono a coinvolgere maschi e femmine in partite di calcio miste nelle attività del dopo scuola. Ma anche in questo caso, il movimento non riuscì ad avere alcun impatto sociale.
Il calcio maschile intanto progrediva, seppur lentamente, data la chiusura alle competizioni internazionali, dopo che il comitato olimpico aveva riconosciuto Taiwan dopo le olimpiadi di Helsinki nel 1952. Le squadre che prendevano parte alle competizioni aumentavano di anno in anno, ma un’altra interruzione soppresse il movimento calcistico, ovvero la Rivoluzione Culturale lanciata da Mao nel 1966.
Il calcio femminile prosperava nell’Asia orientale, soprattutto in Thailandia, Singapore, Taiwan e Hong Kong. Nella colonia britannica, nel 1975 si svolse infatti la prima Asian Cup al femminile, con sei squadre partecipanti. In finale la Nuova Zelanda prevalse per 3-1 nei confronti della Thailandia.
Nel 1979, dopo la morte di Mao e la salita al potere del riformista Deng Xiaoping, il calcio femminile emerse definitivamente in Cina, a Xi’an. Ad attrarre l’attenzione dei media fu il match disputato fra due squadre di middle school femminili. Altri istituti seguirono l’esempio e in capo a pochi mesi, il governo locale organizzò la prima manifestazione di calcio femminile nella storia della Cina, un torneo inter cittadino.
UNA CRESCITA ESPONENZIALE

Da Xi’an, il calcio femminile si propagò rapidamente nei grandi poli della Cina, da Guangzhou a Shanghai, da Pechino a Tianjin. Le squadre erano proprietà della commissione sportiva della città seguendo la tradizione comunista dello sport cinese e molte delle ragazze ingaggiate precedentemente praticavano il basket. Anche se non avevano nozioni di calcio, le loro doti tecniche erano più che sufficienti ed erano stipendiate.
Nel 1982 si svolse la prima competizione nazionale di calcio femminile, nell’edizione dell’84 erano già 35 le squadre iscritte. Due anni più tardi, la Cina partecipò alla sua prima Asian Cup che si disputò a Hong Kong, trionfando nettamente sulle avversarie. 23 gol fatti e 0 subiti nei quattro match disputati, con il Giappone battuto in finale per 2-0.
Nel 1987, la decisione del ministro dello sport rischiò di compromettere questo sviluppo esponenziale. Si era infatti optato per escludere il calcio femminile dai Giochi Nazionali da disputarsi nel 1991, in quanto tale disciplina non era annoverata fra quelle olimpiche. Tale decisione, scoraggiò l’intero movimento, con i governi locali che decisero di sciogliere le squadre, inclusi i campioni in carica di Tianjin. In capo a pochi mesi si passò da 30 a sole 5 squadre.
A salvare il calcio femminile cinese fu la stessa FIFA, nella persona dell’uomo d’affari di Hong Kong, Huo Yindong, che convinse la Cina a ospitare un torneo di esibizione nel 1988. A seguito del secondo successo nell’Asian Cup dell’anno successivo (1-0 in finale contro Taiwan), la nazionale trovò il suo primo sponsor: la Guangzhou Qixing Pharmaceutical Company, che sopperì al mancato supporto della federazione, che finanziava solamente la deludente nazionale maschile.
Sempre su invito della FIFA, la Cina ospitò il primo mondiale di calcio femminile nel Canton. La manifestazione fu vinta dagli USA e la Cina uscì ai quarti di finale perdendo 1-0 contro la Svezia. In tale manifestazione fece il suo esordio la leggenda del calcio cinese, l’attaccante di Shanghai Sun Wen.
I GLORIOSI ANNI ’90 E LA FLESSIONE DEL NUOVO MILLENNIO

Il calcio femminile prese definitivamente piede e nel 1994 il comitato olimpico decise di introdurlo per la prima volta a Atlanta 96. In tal modo il ministro dello Sport riconobbe e finanziò finalmente anche la rappresentativa femminile, che ottenne pari diritti.
La nazionale sfiorò il cielo con un dito, per perdere due finali contro gli USA, la prima per 2-1 nelle olimpiadi di Atlanta, mentre la seconda alla Coppa del Mondo, ai calci di rigore, di fronte un pubblico da oltre 90.000 persone a Pasadena.
La Cina non è più riuscita a riconfermarsi ai vertici del calcio mondiale dopo l’exploit degli anni ’90, e nel 2001, vi è il passaggio di consegne anche nel calcio asiatico. La Cina non riesce a imporsi dopo oltre un decennio di dominio, fermandosi in semifinale, con la Nord Corea che batte in finale per 2-0 il Giappone. Negli anni ‘2000, con il ritiro dalle scene di Sun We (oltre 100 gol con la nazionale) , la Cina riesce a vincere solo un’edizione dell’Asian Cup nel 2006, ai calci di rigore contro l’Australia.
La definitiva flessione avviene a partire dal 2010, quando la nazionale manca contemporaneamente la qualificazione al mondiale del 2011 in Germania e alle olimpiadi di Londra l’anno successivo.
UNA RIFORMA ANCHE PER IL CALCIO FEMMINILE

Nei piani di riforma del governo in materia calcistica, vi è l’intenzione di far tornare la nazionale femminile ai vertici del calcio mondiale entro il 2030. Dopo il mondiale del 2015 in Canada concluso ai quarti di finale, le Iron Roses si preparano al prossimo impegno, le Olimpiadi di Rio.
La nazionale allenata dal francese Bruno Bibi ha conquistato il secondo posto nel girone di qualificazione alle spalle dell’Australia, con tre vittorie e due pareggi. Vi è entusiasmo e molte aspettative in questa competizione, che vedrà la Cina in un girone ostico, con Brasile, Svezia e Sudafrica.
Il calcio delle donne in Cina, dalla sua nascita all’istituto di Shanghai a oggi ha fatto passi da gigante, così come i diritti del genere femminile, prima considerato inferiore, nel corso della storia, con l’avvento del comunismo di Mao e della Rivoluzione Culturale e successivamente l’apertura al capitalismo di Deng Xiaoping, hanno sicuramente aiutato ad appianare le profonde differenze sociali fra uomo e donna, che comunque perdurano anche in una Cina globalizzata, non solo in quella parte di paese rurale e più arretrata.
Le Steel Roses con il nuovo astro nascente Wang Shuang, possono contribuire a scrivere un nuovo capitolo per la storia del calcio femminile e delle donne nella Repubblica Popolare.
bibliografia: Soccer, Women, Sexual Liberation: Kicking Off a New Era