L’intervista: la Pechino del 2006 raccontata dagli scatti e le parole di Lorenzo Cicconi Massi

Intervista al fotografo Lorenzo Cicconi Massi di Senigallia, il quale nel 2006 ha intrapreso un report a Pechino con l’agenzia Contrasto. Il suo scatto ai giovani calciatori cinesi gli è valso un importante riconoscimento al World Press Photo nel 2007 per la categoria Sport Features
Come nasce il progetto di svolgere un report fotografico in Cina?
Al tempo lavoravo con l’Agenzia Contrasto, la quale nel 2006, decise di inviare 10 fotografi, ognuno con il suo stile e modalità di lavoro, in Cina. Io fui spedito a Pechino. Lo scopo era raccontare la Cina come paese emergente, del quale si parlava molto, l’economia era in grande crescita. Era prima delle Olimpiadi, stavano preparando delle grande infrastrutture. Il mio compito era quello di fare un report sui giovanissimi che vengono preparati alle discipline sportive nelle scuole. Dei collegi dove i bambini vengono tenuti quasi tutto l’anno con rare vacanze e visite dei genitori.

Lo scatto che hai realizzato ai giovani calciatori cinesi ti è valso un importante riconoscimento al World Press Photo. Come lo hai realizzato?
E’ singolare il racconto. Ero in una scuola calcio a 80 km a Pechino. Era presidiata da guardie armate, in mezzo alla campagna. E’ stato bello recarsi in quella struttura con il mio assistente e il mio interprete e vedere che i ragazzini cinesi andavano a scuola in bicicletta dai vari paesi. Li abbiamo incrociati più volte, sono circa 10 km fino alla scuola, cosa che per noi europei è impensabile. Lo scatto è andato in questo modo: alla fine della giornata di allenamento dei ragazzi non avevo trovato nulla che mi stimolasse per fare degli scatti che ritenessi validi. Erano le sei del pomeriggio, ero abbastanza affranto. Di questa cosa forse se ne accorse l’allenatore dei ragazzi, che decise di darmi una mano, e dedicare tre minuti completamente a me prima della fine. Chiese alla mia interprete che attività volevo che i ragazzi svolgessero per fare uno scatto. Io non mi aspettavo questa richiesta, dato che a loro li vedevo abbastanza rigidi e disciplinati, quindi non mi aspettavo che avessero una sensibilità tale da venirmi incontro. In trenta secondi ho deciso che i ragazzi dovevano palleggiare il pallone con la testa come se fossero delle foche. I ragazzi si sono messi tutti quanti a ridere. Hanno palleggiato come gli ho chiesto e ho realizzato uno scatto fortunato, in quanto tutti i palloni sono equidistanti dalle teste. E’ uno scatto magico, esaltato dal mio contrasto in bianco e nero in fase di stampa e ripresa, in quanto li ho messi controsole. Ricordo che era un sole velato, tipico dell’oriente, con un po’ di foschia.
In Cina cosa altro hai realizzato?
Per andare in queste scuole sportive i permessi e la burocrazia era molto complessa. Avevo molto tempo a disposizione, quindi decisi di continuare il mio progetto sugli adolescenti e sui giovani della strada che avevo realizzato in Italia “Fedeli alla tribù”. Lo intrapresi con i giovani che incontrai in Cina, mentre viaggiavo con la bicicletta elettrica che mi avevano dato a disposizione. Fermavo i ragazzi, dai giovani parrucchieri, a quelli che uscivano dalle scuole, ai ragazzi del teatro di fiano la mia abitazione. Ho realizzato questo lavoro che è stato pubblicato sia in Italia che in Francia.
Le foto che realizzi sono in bianco e nero come quelle di Mario Giacomelli. Che cosa è stato per te il fotografo tuo compaesano?
E’ stato un punto di riferimento importante, che ti entra sottopelle. Fin da bambino, in una città come Senigallia, cresci vedendo le foto di Giacomelli nelle case, nei bar, nei locali pubblici… per cui questo bianco e nero contrastato entra un po’ nella tua vita se hai la capacità di osservarlo e rimanerne colpito. E’ un po’ come la facciata del Palazzo Ducale di Urbino (l’intervistatore vive nei pressi di Urbino), la bellezza e l’armonia dei palazzi urbinati te la porti dentro tutta la vita.

Oltre al mestiere di fotografo ti sei dedicato anche alla regia con un documentario su Mario Giacomelli
Ho realizzato un documentario che mi è stato commissionato dall’assessorato alla cultura di Senigallia per i 10 anni dalla scomparsa di Mario Giacomelli. Ho intervistato i suoi amici, vari personaggi nel mondo dell’arte e della fotografia italiana. Il lavoro è stato anche nella versione con sottotitoli in inglese dalla mia Agenzia Contrasto.
Progetti futuri?
Il ritorno al cinema lo rimando sempre, ma ho tanta voglia di mettermi a scrivere e dare un ordine a tutte le idee che in questi anni mi sono passate dentro la testa. Per il momento continuo il mio lavoro di ricerca nella fotografia, sia d’arte che progetti più commerciali come quelli per SportWeek
